Jannitti “naviga” alla galleria d’arte Pascucci – Grosseto

Jannitti “naviga” alla galleria d’arte Pascucci

Navigano le storie di Jannitti, navigano perchè lievi, felici, raccolte ma certe. Nella temperie in cui ci è dato di vivere, assillati dal frastuono, dalla corsa verso invalicabili rive, Jannitti aspetta paziente i pescatori davanti a un mare impetuoso nella chiarezza del mattino o nelle tenebre della notte. Timidamente osserva un gruppo di gitanti dagli abiti variopinti su un prato verde. Genuino è il suo rapportarsi all’osservatore. La sua ricerca è notazione di grande sensibilità volta ad interpretare un mondo, quello della campagna, che per molti è perduto. Il frumento alto, biondo come campitura ad un arcobaleno che fa sperare in tempi migliori. Lontano è il bue solitario, lontano perchè indifferente agli intrighi. Pittore della verità, Jannitti, attinge forza e grazia da un ambiente bucolico e la trasmette al lettore.

Quattro anni orsono Jannitti era presente come oggi alla galleria d’arte Paride Pascucci, e non certo per la tecnica ormai acquisita dopo molti anni di dedizione alla pittura, ma per la ricerca dei luoghi e la loro verità, dobbiamo dire che Jannitti ha lavorato in questi anni. Inesausta la sua vena delle radici degli alberi sulla riva del Tevere, ombroso e silenzioso, al felice dondolio delle piume bianche delle piante palustri stagliate contro il cielo. Un cielo scaramantico, azzurro, che così vogliamo che resti. Alla Pascucci fino a lunedì dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.

 


Pubblicato da Annarosa del Corona

Tratto dal giornale “La Nazione” – Grosseto, 02 11 1997




La pittura a Grosseto

LA PITTURA A GROSSETO

…..Il nome di Jannitti è riportato su cataloghi d’arte e su valide riviste di critica d’arte ed è molto apprezzato come ritrattista e le sono presso centri pubblici e privati anche all’estero. Nell’ambito della tradizione figurativa dell’arte contemporanea Mario Jannitti si è conquistato un posto di rilievo sia per la colerenza di lavoro di anni, che per l’analisi costante e amorosa della realtà, della luce e del colore…..


Tratto dal giornale “Il Tirreno” – Grosseto, 29 11 1997




Esposizione Collettiva Metro Convention Center – Toronto (CAN)

6° MOSTRA ANNUALE DEL PICCOLO FORMATO
La Mostra si è svolta presso la “DEL BELLO GALLERY”
363 Queen ST.West (TORONTO – CAN)

Metro Convention Center

Per visitare il sito clicca qui


Toronto (CAN), 02 07 1994




1° Gran Premio Montecatini Terme (PT)

Assegnati a Montecatini i premi d’arte e poesia

In una fase storica in cui l’economia si internazionalizza, mentre la cultura si va frammentando e localizzando, una istituzione quale il “Gran Premio Montecatini d’Arte e Poesia” promossa dalla rivista “Scena Illustrata” di roma e dal “Grand Hotel Croce di Malta” di Montecatini Terme, nasce col chiaro intento di contribuire a ricostruire le mediazioni tra una vita economica sempre più disumanizzata e un multiculturalismo sempre più differenziato. La prima edizione di questo premio, cui hanno partecipato artisti e poeti di tutta Italia, si è appena conclusa sabato 7 Maggio, nella splendida cornice dei locali di rappresentanza del “Grand Hotel Croce di Malta” di Montecatini Terme. Ospiti d’onore, il poeta Mario Luzi, il pittore Luciano Guranieri, gli scultori Iorio Vivarelli e Amertigo Dore, ai quali sono state offerte medaglie d’oro per gli eccezionali meriti conseguiti nell’esercizio del loro magistero.

La giuria, composta da Pietra Panati, Italo Caro Sesti, Rodolfo Segnan, Ettore Brusco, Antonio di Martino, Ida Spadaroe Also Reggioli, aveva già preceduto a una rigorosa selezione dei partecipanti, scegliendo diciotto artisti e dodici poeti, in una graduatoria comprensiva dei vincitori e dei segnalati.

Dopo gli altri interventi di rito e la lettura del verbale si è proceduto alla consegna dei premi. Per la sezione Arte i cinque premi acquisto a disposizione della giuria sono andati in ordine di merito, ai pittori Franco Borga, Gianni Bruni, Lycia Bacchi Castiglia, Carlo Mendicino e Umile Grandinetti. Sono state altresì conferite, a titolo di riconoscimento delle targhe d’argento e pregiati tagli di stoffa offerti dalla ditta Capasso di Napolie dagli stilisti-sarti Panetta, Gallo e Napolitano di roma ai pittori Emanuele Dorella, Giuseppe Leone, Eleonora Vigilante, Grazia Tomberli, Corrado Genovesi, Mario Jannitti, Francesca Vagnini, Nino Casa, Luciano, Fabio Tosone Medas, Giuseppe Spadaro ed Erna Toncinich. Nella sezione “Poesia” in premi, consistenti in quadri di Bruni, Venanti, Sernesi, David e Mancinotti sono stati così ripartiti: primo premio ex-aequo ai poeti Giovanni Barricelli, Luca Orioli, Calogero Pulvino e Claudia Penta; secondo premio ex-aequo ai poeti Luca Terranova e Vasco Montez; terzo premio ad Antonio Sabatino, mentre hanno ricevuto riconoscimenti sotto forma di prestigiose litografie d’autore, i poeti Maria Tersa Izzi, Angela Genovesi, Benito Fangani Nicastro e Marianna Jelicich; un quadro di Mancinotti è stato infine consegnato come premio speciale della giuria, al poeta dialettale beneventano Alberto Abbuonandi. […]

Vendemmia Montecatini
1° Premio Montecatini Terme 1994


Tratto dal Giornale d’Italia – Montecatini Terme, 06 05 1994




Mostra personale Galleria d’Arte Pascucci – Grosseto

Galleria d’arte Pascucci – Mostra Personale di Mario Jannitti

Scena Illustrata – Gennaio 1994

La galleria Pascucci di Grosseto ha recentemente ospitato una personale del pittore Mario Jannitti, artista conosciuto ed apprezzato soprattutto grazie alle sue opere ad olio ed acquarello.[…]

Anno-129-Gennaio-Febbraio-1994

Articolo-di-Gennaio-febbraio-1994


Pubblicato da Monica Brizzi




Esposizione di paesaggi idilliaci

Esposizione di paesaggi idilliaci

Un figurativo fatto di paesaggi idilliaci, romantici nella tematica, risalenti ad una pittura di fine Ottocento, è quanto osserviamo nell’opera del pittore pugliese Mario Jannitti, che espone in questi giorni in via delle Colonnette 27. Mara Albonetti, con un ritrattista di questa levatura intende riproporre all’attenzione della critica una galleria romana, che varia nei generi ma che, fondamentalmente si sente legata a quella cerchia di artisti che hanno dato risalto allo studio del Canova, proprio con quel filone figurativo oggi trascurato. Diamo atto a jannitti di aver evidenziato con pennellate semplici, umili ma delicate, un arealtà paesaggistica dimenticata, che forse ritroviamo solo in quadri di artisti di grandi capacità espressive.


Pubblicato da Tommaso d’Aprile

Tratto dalla rivista “Qui Roma” – 26 11 1991




Il registro lirico di Jannitti

Il registro lirico di Jannitti

Espone in questi giorni a Roma, nell’Ex studio del Canova, un noto pittore di origine pugliese che opera prevalentemente a Roma: Mario Jannitti. Tempo fa, recensendo una sua personale, facevo riferimento alla vena paesaggistica di Amerigo Bartoli; e per la freschezza del suo dettato pittorico e per la digniità formale, che risolve il dato evocativo ,senza compiacimenti supplementari, in una sintesi di castigato idillio, quasi al limite dell’allusività memoriale. In effetti, davanti a queste campagne assolate, a questi boschi, ad un Carretto abbandonato o ad un Panorama verso Pietrasecca ,si ha la sensazione di un en plein air che sia rivissuto nel silenzio complice dell’atelier. Per farne motivazione interiore, stimolo d’immaginazione di transfert sentimentale. Sicché la pittura di Jannitti, nella quale gioca un suo invidiabile ruolo la migrazione della luce, accarezzando e scaldano gli alberi, le case, le radure e le strade campestri, è del tutto libera dalla passività dell’iterazione: è un canto dal mutevole timbro ma che conserva, come referente primario, la sincerità dell’emozione. A chi sappia guardare senza pregiudizi non potrà sfuggire, peraltro, l’attualità di un corredo linguistico che, pur accampandosi nell’area della tradizione cosiddetta realistica, propone tuttavia non pochi umori contemporanei che concorrono a determinare, sul flusso delle rispondenze oggettive, un’estetica dell’immagine.
Come dire un risultato d’arte che esclude il negativo della sudditanza alle fonti. Non rinnegare il visibile non significa, per Mario Jannitti, ripeterne asetticamente la vicenda sensoria; egli ha sempre cercato, d’istinto, i supporti significanti, il referente sostanzìale. Per queste può consìderarsì un pittore autentico, che percorre una sua via libera e pura. Non in compagnia di fantasmi, ma di vere e intramontabili presenze. Ricostituire il dialogo con il paesaggio, che è stato interrotte o radicalmente viziato dal moderno concettualìsmo, vuol dire per Jannitti ritrovare la capacità e la felicità di un ancoraggio incontaminato. E credere, dunque, in una pittura riconsegnata all’uomo. Come messaggio morale e poetico rifugio.


Pubblicato da Renato Civello

Tratto dal giornale Il secolo d’Italia – 14 11 1991




Il sentimento nella Pittura di Mario Jannitti

Il sentimento nella Pittura di Mario Jannitti

Scena Illustrata – Maggio-Giugno 1990

La pittura di Mario Jannitti denota sensibilità e no­stalgia di un tempo non tanto lontano, dove c’era spazio per gli intimi dialoghi con la natura. Infatti, egli così operando cerca di rappresentare un mondo perduto e di trovare nella solitudine dei temi quell’equilibrio tra il passato ed il presente. Nei suoi quadri, come si può rilevare dalle riproduzioni che accompagnano questo breve pezzo critico, non v’è cen­no alla confusione della vita moderna ma soltanto l’esaltazione del silenzio d’un paesaggio eterno quanto antico o di un viaggio sperduto tra i ricordi, oppure la musica di una -Cascata- in mezzo al verde, avvolto dalla nebbia di primo mattino che il sole dirada per ridare la giusta luce allo spettacolo della natura. Le opere di questo artista sono immagini che risvegliano
nel fruitore sensazioni di -c’era una volta- e di ambienti nei quali la vita aveva un senso. Guardando -AI Fontanile- si ha Il sensazione di trovarsi d’avanti ad una stazione refrige­rante per viandanti stanchi del viaggio o di ritorno dal lavoro. La solitudine comunque predomina sempre nei quadri di questo bravo artista che ci raffigura sulla tela, donne contadine e madri di figli, nella loro aristocratica bellezza che soffoca ogni senso di stanchezza. Per questo, i dipinti di Jannitti, carichi dei sentimenti più puri, lavorati con una tavo­lozza delicata e disponibile ai giuochi della luce e delle om­bre, costituiscono lezioni morali in un mondo che ha perso la logica della vita, la quale si identifica nella giusto armonia dell’amore e del lavoro.


Cascatelle a Monte Cimone - Olio su tela 40x60

Cascatelle a Monte Cimone – Olio su tela 40×60


Verso il fontanile - Olio su tela 35x50

Verso il fontanile – Olio su tela 35×50



Pubblicato da Antoneta Potocnik




X° Gran Premio “I Sette Colli di Roma” – Museo civiltà Romana – Roma

CENTRE DE LIAISON DES ARTISTES
Gemellaggio Roma – Parigi
ARTI FIGURATIVE

X° Gran Premio “I SETTE COLLI DI ROMA”

Roma, 18 11 1989


Museo civiltà Romana invito

Invito



Locandina

Elenco Artisti




Mostra Personale a Palazzo Barberini – Roma

A Palazzo Barberini i verdi di Jannitti

Pubblicato da DINO SATOLLI

Tratto dall’Osservatore Romano – Aprile 1982


Quattro o cinque carretti campagnoli, alcuni anche rotti e malandati, hanno rasserenato l’animo di coloro che nei giorni scorsi hanno raggiunto le sale dei Palazzo Barberini per visitare la personale di Mario Jannitti, qui allestita nel quadro delle manifestazioni culturali, organizzate per la corrente stagione. C’era una certa attesa per questa rassegna, dovuta a due motivi: vedere se ancora una volta Jannitti fosse riuscito a mantenersi fuori dalle mischie di qualsiasi genere, per difendere la sua serenità quasi olimpica e ‘controllare’ quei suoi verdi tenui ed originalissimi, dei quali ama servirsi per raccontare deliziose pause campestri. L’artista vive e si esalta nel paesaggio il cui carattere fondamentale è la bontà. Sembra quasi che tra i due si sia stabilita una singolare simbiosi ove le quantità nel dare e dell’avere sono quasi sempre in perfetta parità. Jannitti si confida ai suoi verdi, grato per il tanto che gli danno ed immemore – forse soltanto apparentemente – di quello che ricevono. E d’altra parte lo fa del tutto privo di preoccupazioni. Egli osserva il paesaggio in letizia ed in letizia lo trasmette agli altri, nella certezza che lo accolgano con lo stesso animo. E ciò avviene puntualmente, cos’ che una sensazione di particolare serenità raggiunge chi guarda, donandogli momenti di larga distensione. Si finisce quasi per concludere che quello, e proprio quello, è il paesaggio cercato, ove poter incontrare il riposo che altrove sfugge sempre per qualche motivo imprevisto. Ed i verdi guiocano un ruolo di notevole importanza in questa pacificazione dell’animo, che peraltro ogni giorno diventa più difficile. Singolare colore il verde, che non ha mai una precisa -paternità-. Nasce da incontri improvvisi, spontanei e no per offrirsi ai vantaggi del riposo, o più precisamente del'”ozio”. Forse potrebbe essere di qualche interesse, ricercare, nella “Teoria dei colori” di Goethe, non tanto le origini fisiche ma quelle metafisiche del verde. Allora, probabilmente, potrebbe accadere di scoprire almeno alcuni dei kotivi che nella pittura di Jannitti, accolgono e retituiscono distensione e speranza. Ed anche quei carretti campestri abbandonati in mezzoa d un paesggio assolutamente solitario, tornano ad essere i migliori compagni di qualche meditazione, che altrove non troverebbe forse possibilità di indugio. E in quel paesaggio sano, in cui prevale ancora il rispetto di noi stessi e dei nostri sentimenti, anche se a volte ombreggiano da qualche punta di malinconia, il tempo si stempera in una rinnovata professione di speranza. Il che è un  grande merito della pittura di Jannitti, in mezzo alle disperate lande nelle quali, purtroppo, si sperde il nostro nomadismo odierno.