Mario Jannitti a Palazzo Barberini

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Mario Jannitti a Palazzo Barberini

Scena Illustrata – Marzo 1982


Pur avendo scelto, a motivo conduttore della sua arte un genere fin troppo abusato, qual’è il paesaggio, Mario jannitti, ha sempre realizzato quadri che fin dalla prima fugace occhiata rendono palese – in virtù di una serie di componenti distintive – l’estro e la mano del loro autore. Intendiamo dire, con questo, che Jannitti è pittore della personalità ormai ben individuata ed individuabile, dotato di un vocazionale amore per la natura, mai disgiunto da un costante desiderio di ricerca, di movimento, di nuove soluzioni inventive. Segni distintivi, componenti caratteristiche abbiamo scritto e lì potremmo – in certo qual modo, attenendoci ad ampie panoramiche critiche – riassumere in quattro punti focali: il verde come colore dominante, magistralmente usato in tutte le sue tonalità; la quasi totale assenza dell’elemento umano dalla struttura del quadro; l’esasperata pacatezza delle tinte e, infine, la straordinaria quiete che scaturisce dalla fusione, nell’ambito della tela, delle pecularità or ora descritte.

Sta di fatto che da questi paesaggi montani, dai viali approdanti a suggestive visioni di rocce innevate, dalle radure su cui sostano tranquille pecore al pascolo, dai parchi romani sorpresi nell’ora sonnolenta del primo pomeriggio, si libera un senso di grande serenità, quasi una stasi contemplativa a cui l’animo volentieri presta ascolto, come a cercarvi rifugio di fronte alla traumatica realtà circostante.